RI3VATI
Nuova produzione
con Umberto Banti, Andrea Ruberti, Dadde Visconti
occhio esterno Francesca Zoccarato
musiche Marco Pagani
costumi Giulia Rossi
scenografia Gisella Butera e Matilde Gori – Atelier di Scenografia Zaches
grafica Matilde Gori
residenza Manicomics Teatro, Centro Culturale Rosetum, Carte Vive
produzione Eccentrici Dadarò
Foto Stefano Teodori
adatto a ogni tipologia di pubblico e spazio
durata 50 minuti
tecniche clowneria, pantomima
genere teatro circo
Scheda Artistica
Un omaggio alla figura del clown, una storia di amicizia per ogni età.
Tre clown, un tempo grandi stelle del leggendario Circo INCOMICA, vivono ormai da anni nella loro vecchia roulotte, circondati da attrezzi, ricordi e cianfrusaglie del passato. Una mattina come tante, al suono della sveglia, si preparano per una nuova partenza… ma il magico tendone è già sparito, dimenticandoli alle spalle.
Intrappolati nel loro carrozzone, i tre amici trasformano l’attesa in un’occasione di gioco: tra sketch, inseguimenti e trovate comiche, cercano di tenere alto il morale e far rivivere la magia del palcoscenico. Ogni gesto quotidiano diventa spettacolo, ogni attimo un pretesto per ridere.
Quando finalmente il circo ritorna a prenderli, i clown si accorgono che qualcosa è cambiato: il richiamo del successo non è più così forte. Ciò che davvero conta è il legame che li unisce, più potente di qualsiasi riflettore. Perché la vera magia non è sotto il tendone, ma nell’amicizia che resiste al tempo.
“L’arte si fonda sulle relazioni e quando le relazioni sono vere l’arte vive ovunque.”
Con questo nuovo spettacolo abbiamo voluto mescolare più linguaggi e tecniche partendo da una ricerca sulle entrées clownesche dei primi del Novecento che hanno reso immortali le figure dei clown, per rielaborarle attraverso una nuova drammaturgia capace di dialogare con la sensibilità del pubblico contemporaneo.
Questa operazione ci ha permesso di mettere in dialogo passato e presente, unendo memoria storica e ricerca scenica.
Il cuore della nostra indagine è stata la risata: cosa la provoca, come si trasmette, perché alcune gags rimangono sempre efficaci.
Con questo progetto abbiamo viaggiato dentro i meccanismi della comicità, restituendone la potenza scenica attraverso il filtro del Teatro Circo, dove poesia, tecnica e stupore convivono.
“[…] I tre meravigliosi interpreti e clown […], aspettano un circo che sembra non tornare più. Il circo sembra essersi scordato di loro. L’attesa, un po’ come in Aspettando Godot di Beckett, si mescola con il gioco e diventa lo spazio del presente. Questo ci porta come pubblico a riflettere su quanto il presente sia uno spazio necessario di per sé, senza bisogno di essere in funzione del futuro, un pensiero che sembra essere in contraddizione con l’esercizio circense, che richiede invece paziente pratica per essere messo in scena. Ma quando il circo “accade” è emozionante riflettere sul tempo e la cura necessari all’esercizio. Se a questo si aggiungono poesia e suggestività si arriva all’anima del circo. In una bellissima scenografia di Gisella Butera e Matilde Gori di Atelier di Scenografia Zaches, il trio aspetta il circo e nel mentre accadono cose surreali. Alla fine il circo arriva, ma il trio non è più interessato a seguirlo: nello spazio dell’attesa infatti si sono già verificate cose meravigliose e il desiderio, forse, è quello di rimanere liberi, di non aver bisogno di altro per essere felici. Un grande desiderio, a volte, crea i presupposti per la felicità. La maestria degli interpreti Umberto Banti, Andrea Ruberti e Dadde Visconti porta il pubblico a fare un’operazione coraggiosissima e molto difficile: ridere. […]” – Arianna Baroni (Eolo Ragazzi)
