Siamo uomini o caporali

Vincitore Concorso Nazionale Cantieri di Strada 2014

  • con Umberto Banti, Andrea Ruberti e Dadde Visconti
  • regia Mario Gumina
  • costumi Mirella Salvischiani
  • scenografia Alessandro Aresu, Gianni Zoccarato
  • musiche Marco Pagani
  • fotografie Alessandro Acerbi
  • approfondimento storico Maurizio Sangirardi
  • coproduzione Eccentrici Dadarò – ifratellicaproni

Età: tout public matinèe: dagli 11 anni

Tecniche utilizzate: clownerie, visual comedy

Genere: Teatro Circo

Durata: 50 minuti

Scheda Artistica

Ci sono un tedesco, un americano e un italiano. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma questa è una storia vera. Una storia senza tempo, come i suoi tre protagonisti.

Tre clown-soldati, reduci di tutte le guerre della storia, che arrivano alla guida della loro jeep militare, per innalzare un monumento ai caduti di ogni guerra e ricordare quanta stupidità ci sia stata nella storia.

E così, anche se gli stupidi ai nostri occhi sembrano loro, con tutte le debolezze, ingenuità e comicità tipiche del clown, i veri stupidi in realtà risultiamo essere noi, che non impariamo mai dalla storia e dimentichiamo tutto.

Per questo bisogna innalzare monumenti a imperitura memoria, per non dimenticare.

Scheda Didattica

“Lo spettacolo mi ha sorpreso per la sua qualità,l’efficacia e la raffinatezza, la densità di citazioni mai banali e, infine, la scelta di prendere spunto dagli stereotipi per farne occasione di riflessione”  – Luca Alessandrini, Direttore dell’Istituto per la Storia e le Memorie del Novecento Parri – Emilia-Romagna.

“SIAMO UOMINI O CAPORALI” nasce a cent’anni dalla prima guerra mondiale, come esigenza di portare ai ragazzi uno spunto di riflessione sul tema dei conflitti umani. Uno spettacolo che mette in scena tre divise di diverso colore, perché questa sia la storia di ogni guerra. Per fermarsi un attimo. Per creare lo spazio vuoto delle domande.

Sul palco tre soldati con il fucile e il naso rosso. A loro il delicato compito di toccare questo tema con il linguaggio teatrale proprio dei clowns, perennemente in bilico tra il comico e il tragico, prendendo ispirazione dai grandi che li hanno preceduti.

Primo tra tutti Chaplin con “Il grande Dittatore”, poi il teatro patafisico di Vian e Jarry, il teatro dell’assurdo di Beckett e Jonesco con i loro personaggi paradossalmente atroci e grottescamente esilaranti.

Scheda Didattica Siamo uomini o caporali (PDF)

Scheda Tecnica

Misure spazio 8mx9m – altezza  3,70m + scheda in allegato

 

Scheda tecnica

Recensione Eolo – 13 maggio 2015

OPERATIVI/ FRATELLI CAPRONI ECCENTRICI DADARO’;

L’anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale è stato ricordato in mille maniere dal teatro ragazzi italiano e “Segnali” lo ha proposto attraverso due tra gli spettacoli più significativi del festival, il primo con la “Tregua” di Anfiteatro, attraverso la narrazione (di cui accludiamo le considerazioni di Elena Scolari al debutto dello spettacolo ) il secondo di cui ci accingiamo a parlare, attraverso la clownerie, dovuto alla curiosa e stimolante sinergia di due compagnie assai diverse tra loro come I Fratelli Caproni ed Eccentrici Dadaro' con la regia di Mario Gumina.Sulla scena assistiamo alle gag scatenate di un tedesco, un americano e un italiano, rispettivamente Andrea Ruberti, Dadde Visconti e Alessandro Larocca,, tre clown-soldati, reduci di tutte le guerre della storia, che arrivano alla guida della loro jeep militare per innalzare un monumento ai caduti di ogni guerra. Tutte le infinite ripetizioni di situazioni, di schemi , di gesti, di sopraffazioni e di vuote parole che abbiamo dolorosamente imparato inerenti alla guerra e al militarismo, vengono smontate ripetutamente attraverso la gestualità, concitata e tristemente surreale, nella sua disarmante realtà, dei tre eroi, loro malgrado.

Tra riferimenti ai fratelli Marx e Charlot, soprattutto, la stupidità della guerra è vista con gli occhi del feroce sarcasmo della clownerie, ma giustamente il riso amaro che aveva contraddistinto per molto tempo lo sguardo dello spettatore, improvvisamente si raggela nella seconda parte di questo importante ed intenso spettacolo, complice anche il bellissimo “Lacrimosa” di Zbigniew Preisner.

La scena improvvisamente si spezza, la polvere ricopre ogni cosa, e la morte, in un colpo solo, si impadronisce della scena, ricordandoci come la guerra, anche la più giusta, alla fine sia sempre dolorosamente inutile .

MARIO BIANCHI

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